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Un bellissimo weekend

Padula (SA) - Fresco Bosco

P A D U L A

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Natura e Arte alla Certosa di San Lorenzo  INSIEME  “ORTUS ARTIS” E “FRESCO BOSCO” Evento promosso dalle Soprintendenze BAP e BSAE di Salerno, a cura di Achille Bonito Oliva Natura e Arte in Certosa ORTUS ARTIS E FRESCO BOSCO Manifestazione ideata e curata da Achille Bonito Oliva Inaugurazione  venerdì 5 settembre 2008 h. 19 Luogo              Certosa di San Lorenzo, Padula (Salerno) Durata mostra  5 settembre 2008 - 8 gennaio 2009 Una straordinaria manifestazione di arte contemporanea legata ad uno storico scenario. Il complesso monumentale della Certosa di San Lorenzo a Padula con il suo secolare parco diventa lo sfondo per Natura e Arte in Certosa: ORTUS ARTIS E FRESCO BOSCO, ideata e curata da Achille Bonito Oliva. L’evento offre la presenza di artisti di fama internazionale di cui si ammirano sculture, opere pittoriche, fotografie, installazioni, performances e la realizzazione di giardini contemporanei nelle celle dei monaci. La manifestazione fa seguito alle rassegne “Le opere e i giorni” (2002-2003-2004) e “Ortus Artis” (2003-2004-2006). L’esposizione è promossa dalle Soprintendenze BAP e BSAE di Salerno e Avellino ed è realizzata con i fondi della Regione Campania. Achille Bonito Oliva commenta: “se Ortus Artis porta con sé la nuova sfida del confronto con un passato non direttamente tangibile, quasi immaginario, per riportare alla luce le celle di cui quasi nulla si è conservato, Fresco Bosco segna lo slittamento dell’arte dall’interno della Certosa all’esterno e reinventa il Parco mettendo in scena eventi di grande spettacolarità in un’atmosfera di festa barocca”. La sera dell’inaugurazione il pubblico parteciperà a quella che lo stesso curatore definisce un momento di sintesi delle arti in cui la dimensione della festa investe l’intero complesso monumentale. Fresco Bosco conduce dunque i visitatori in un viaggio verso la conoscenza dei nuovi linguaggi della contemporaneità, osservati e rappresentati nella loro molteplicità di espressioni artistiche e poetiche.    Francesco Arena con l’installazione Nicchie con aureole utilizza il luogo originariamente impiegato come rimessa per gli attrezzi agricoli, trasformandolo in deposito per aureole che, orfane del proprio riferimento, illuminano se stesse conservate in casse-reliquiari. Chiara Camoni con Appunti per una scultura propone un crocifisso in stucco a grandezza naturale, da posizionare a terra, che racchiude una doppia possibilità, un ribaltamento di spazio e di senso. Pavimento#1 è il titolo dell’opera di Flavio Favelli, rifacimento di un modulo di cm. 250×200 del pavimento in marmo inserito nel parco che riprende i motivi del lastricato della Certosa. Marcello Cinque realizza due sculture di roccia bianca con spugna imbevute di cemento, dal titolo Fiori-muschio. L’installazione di Matteo Fraterno nasce dall’idea di contrapporre lo spazio della neviera, anticamente adibito a conservare il ghiaccio, al calore di materiali quali sabbia e lava che riempiono una profondità di circa 10 metri: su una scala posta alla sommità della neviera un soprano intona l’originale canto napoletano “Scalinatella”. Giancarlo Neri trasforma il paesaggio in mappa e la mappa in territorio con Voi siete qui, una sorta di grande cartello posizionato in una radura. Siamosiete, installazione al neon di Pietro Costa, include 6 contenitori luminosi disposti tra gli alberi del giardino, sui temi dell’identità e della colpa; l’artista sceglie oggetti comuni, come i bidoni di plastica della spazzatura, per sottolineare il contrasto tra il sacro e profano nell’arte, nella religione e nelle nostre scelte morali. Franco Silvestro presenta una serie di figure in ceramica di dimensioni naturali per affrontare il tema del sociale nelle zone più calde dell’Italia del sud, mentre Bartolomeo Migliore, attraverso le parole Burning Humus scritte in latta a formare un cerchio di 2 metri di diametro nel terreno, racconta il paesaggio urbano della zona. La storia della Certosa crea lo sfondo per l’opera di Francesco Bocchini che con Condominio infinito, una sua tipica scaffalatura in ferro illuminata all’interno, racconta la storia di frati e uomini illustri che nel tempo hanno abitato questo suggestivo luogo di preghiera. Tra le sculture posizionate nel parco si segnalano: Victoria non finita del polacco Krzystof Bednarski, un’opera composta da blocchi di gas beton che raffigura una gigantesca mano chiusa con le due dita alzate nel tipico segno di vittoria, con le due falangi non completate; la monumentale figura in marmo di Giuseppe Capitano; la colonna di metallo di Pietro Fortuna, di circa 3 metri di altezza con fasce laterali che formano una sorta di diapason. L’australiano Lawrence Carroll creerà un’opera site specific in una cella della Certosa.
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Le opere rimarranno in esposizione permanente incrementando la già cospicua collezione: fotografie, opere pittoriche e installazioni saranno infatti collocate all’interno della Certosa a creare un vero e proprio museo di arte contemporanea nei luoghi sacri dei monaci certosini. Gabriele Basilico propone una suggestiva fotografia della città di Beirut, già parte del ciclo fotografico presentato alla Biennale di Venezia 2007. Di Lucia Lamberti è stato scelto Ad occhi chiusi, un quadro che ritrae una bambina a braccia aperte ed occhi chiusi, un’immagine che simboleggia l’abbandonarsi e il procedere verso la vita, ma anche la condizione di incoscienza, di incapacità di vedere e di prevedere. L’artista israeliano Shai Frish Peri ha realizzato un’installazione a muro costituita da una superficie assemblata con componenti elettriche, mentre Paolo Picozza ha dipinto una tela di grandi dimensioni con bitume e carta incollata sulla superficie. La fotografia di Sergio Picciaredda, Pool, rispecchia una visione soggettiva della realtà, colta nell’intimo di molti dettagli. Spazio ottanta, Barcellona restituisce un’immagine accattivante della città spagnola: Lorenza Lucchi Basili rappresenta habitat contemporanei affidandosi alle condizioni di percezione al momento dello scatto. Gianfranco Baruchello presenta il video Il bosco, in cui una passeggiata diventa lo spazio sensibile dell’immaginazione: il bosco è anche il risultato di un’opera di cura, manutenzione e recupero di un sito storico, ovvero la strada  etrusca che congiungeva l’antica Veio a Sacrofano. Un altro interessante video viene proiettato: Symbiosis, dell’artista greca Mary Zygouri, fa parte del progetto “Fattening Cells” e riflette sul delicato tema del rapporto tra l’Autorità e la Massa.

Luca Campigotto, Raffaela Mariniello e Francesco Acone, che presenta Mesopotam, fanno rivivere gli antichi spazi della Certosa attraverso poetici scatti fotografici, mentre Mauro Di Silvestre e Luca Padroni espongono opere pittoriche.

Di eccezionale spessore anche le performances in programma: lo spettacolo Electronic cafè è di Umberto Scrocca, mentre Domenico Mennillo-Lungrabbe, insieme ad Arianna D’Angiò, è il protagonista di La Maison de Rêve, rielaborazione di un progetto architettonico-musicale del compositore La Monte Young. Questa performance dà vita a una vera e propria “stanza nel verde”, nella quale abitano un uomo e una donna, animata da un tessuto sonoro costante (musica melodica “trattata” e musica elettronica). La classe morta è il titolo dello spettacolo di Guidarello Pontani in cui attori in carne e ossa chiameranno, come per un vera interrogazione, altri attori scomparsi da tempo. La classe, ossia lo spazio scenico, si animerà improvvisamente attraverso colloqui, monologhi e gesti fantastici: artisti, attori, registi, poeti, scrittori e altri personaggi significativi degli ultimi decenni prendono così forma trasportando lo spettatore tra spazio e tempo, in un luogo frequentato soltanto dagli dei.

Ortus Artis è dedicata alla rivisitazione dei giardini di due celle della Certosa. È un momento di incontro tra paesaggio e  architettura, tra natura e arte; al tempo stesso, è un’occasione di confronto e sviluppo delle posizioni più attuali nel campo dell’architettura del paesaggio contemporaneo nazionale e internazionale. Per questa edizione si realizza il progetto della cella n. 26, ideato dagli studenti dell’università di Dresda, che con l’opera “DERECONSTRUKTION” hanno vinto “Ortus Artis 2006 - IV Workshop internazionale del paesaggio e del giardino contemporaneo”. L’ateneo tedesco si è così affermato sugli altri istituti partecipanti, studiando un progetto in cui è stata riscontrata una sensibilità universale che non rinuncia al dialogo con la natura. La cella n. 26 è una delle due recuperate dalle alluvioni di fine ‘800, in cui, grazie a scavi recenti, erano state rinvenute le tracce sia della cella stessa che del muro di cinta. Il fertile terreno di Ortus Artis ha fatto inoltre nascere l’innovativo concorso on-line per la rilettura del giardino della cella n. 25. Il gruppo di architetti di paesaggio Archi-pelagus di Roma ha vinto con il progetto Riflessioni, in cui l’essenzialità dello spazio diventa uno spunto alla riflessione sull’esistenza, un mezzo per trascendere la dimensione materiale e innalzarsi verso quella spirituale. Gli ambienti interni della stessa cella, recuperati e riutilizzabili grazie agli interventi di restauro conservativo della Soprintendenza, ospitano le opere di fotografia che arricchiscono la collezione di opere contemporanee già raccolte in Certosa.  

Maria Giovanna Sessa, Direttrice della Certosa sottolinea: “La Certosa di Padula diviene tappa irrinunciabile nel viaggio di conoscenza della complessa sensibilità contemporanea, in cui la dimensione artistica, architettonica, poetica e spirituale dialogano e creano un’unità di senso attraverso la commistione tra passato e presente.”
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Gennaro Miccio, Conservatore della Certosa, afferma: “Per la prima volta quest’anno, Fresco Bosco, arricchito dai nuovi interventi di artisti di fama internazionale, si fonde con Ortus Artis, il progetto che ha riportato a nuova vita i giardini delle celle, metafora del nutrimento dell’anima. Si crea così una continuità ideale tra la vita del monastero e la creatività che sconfina e abita il desertum”. Il coordinamento esterno è di Giuliana Picarelli e Martina Cavallarin. Sito internet www.comune.padula.sa.it è visitabile per notizie sul luogo. Sui luoghi e sugli eventi culturali del Ministero è a disposizione anche un call center che risponde al  numero verde 800 991 199. Il servizio è attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. Si può inoltre consultare il sito internet www.beniculturali.it (eventi culturali) - info Michele Faiella (Ufficio Stampa)  e mail: stampa.ambientesa@arti.beniculturali.it .  E’ attivo anche un servizio SMS, grazie a CulturalSMS,  basterà inviare dal proprio telefonino un SMS al numero 339 991 199   per conoscere orari, indirizzi e costo dei biglietti dei principali monumenti e musei.  

Coordinate Mostra
Natura e Arte in Certosa ORTUS ARTIS E FRESCO BOSCO

A cura di            Achille Bonito Oliva Luogo                Certosa di San Lorenzo a Padula (Salerno) Inaugurazione    venerdì 5 settembre 2008 h. 19 Durata mostra    5 settembre 2008 - 8 gennaio 2009 Orario                 h. 9 - 19.30 tutti i giorni. Chiuso martedì Ingresso Euro 4 intero gratuito fino ai 18 anni e oltre i 65 ridotto 50% dai 18 ai 25 Visite guidate al Parco gratuite

Come si raggiunge La Certosa è situata a 104 km a sud di Salerno, vi si arriva con l’Autostrada A3 Salerno Reggio Calabria, uscita stazione di Padula - Buonabitacolo. E’ distante circa 8 km dall’uscita autostradale.

Informazioni: Certosa di Padula Tel. 0975.778608 Soprintendenza di Salerno Tel. 089.2573224 - 089.237666

Nel gadget che segue le previsioni meteo per i prossimi cinque giorni per il comune di Padula:
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LE ISOLE TREMITI > PUGLIA > MARE

La storia della Isole Tremiti è strettamente legata al mito di Diomede, uno dei celebri eroi omerici che partecipò all’epica guerra di Troia narrata nell’Iliade. Originario dell’Etolia nacque ad Argo, dove la sua famiglia, che regnava sulla città, era stata costretta a fuggire. Il giovane Diomede si distinse da subito nell’apprendere l’arte della guerra e dimostrò sin da ragazzo il suo amore per la giustizia ed un carattere molto deciso. Dopo aver combattuto per liberare Tebe dagli usurpatori sposò Egialea, orfana del re di Argo morto nella stessa battaglia, e partì per la guerra di Troia. Protetto da Atena, dea della sapienza, era un guerriero tra i più possenti delle schiere greche: affrontò in duello il troiano Enea e a nulla valse l’intervento in sua difesa della madre di quest’ultimo, la dea Afrodite, che Diomede offese e ferì a una mano. Affrontato in duello da Glauco, principe di Lidia, dimostrò invece grande lealtà ricordando l’ospitalità del nemico nei confronti della sua famiglia e decidendo di non battersi e stringendogli la mano.

Fu protagonista di imprese di grande rilievo e di mediazioni delicate con Agamennone ed Achille, spesso al fianco dell’amico Ulisse: ai due si deve il furto del Palladio, il simulacro protettore di Troia, ragion per cui Dante li collocherà insieme nell’VIII cerchio dell’Inferno.

Vinta la guerra tornò in patria senza particolari problemi, contrariamente a quanto accadde a molti altri eroi, ma qui, per un incantesimo dell’ingiuriata Afrodite, nessuno lo riconobbe (oppure, secondo un’altra variante del mito, la moglie lo aveva tradito sposando Cillabaro) e decise di rimettersi in viaggio con i compagni alla volta delle coste italiche. E’ qui che la leggenda di Diomede si suddivide in tante storie che si intrecciano con svariate realtà locali del Meridione: Andria, Brindisi, Benevento, Arpi, Siponto, Canosa, San Severo e molte altre località sarebbero state fondate dall’eroe omerico, nelle vesti ora di civilizzatore e promotore della cultura greca.

Nei pressi del Gargano gettò in mare tre grandi sassi che aveva raccolto a Troia e questi riemersero sottoforma di isole: le Tremiti. Secondo un’altra versione Diomede qui incontrò Dauno, re dei Dauni, e lo aiutò a sconfiggere i Messapi: il suo determinante aiuto gli valse in moglie la principessa Euippe, recante in dote la parte settentrionale della Puglia. Un’altra variante vuole che Diomede, dopo essere stato al fianco di Dauno, lo uccise divenendo re delle sue terre. Dopo aver rifiutato di combattere, in tarda età, contro il nemico Enea al fianco dei latini, morì e venne sepolto sulla spiaggia dell’Isola di San Nicola, mentre i suoi compagni vennero mutati da Afrodite – per vendetta o per compassione, a seconda delle versioni del mito – in grossi uccelli dal verso simile al pianto, le diomedee. Sulla stessa isola sarebbe nascosto un ingente tesoro a lui appartenuto: si narra che nel III sec. la Madonna sia apparsa ad un eremita indicandogli il luogo dove avrebbe ritrovato grandi ricchezze. Questi, dopo qualche diffidenza, obbedì e, trovato il tesoro, avrebbe edificato in quel punto un santuario in segno di devozione e riconoscenza.

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